La cucina che vorrei

Cucina senza glutine e non solo…

Ecocidio – Jeremy Rifkin

Avrei voluto, sin dall’apertura di questo blog, scrivere qualche post e dare alcune informazioni in più sulle letture in cui mi sono cimentata e mi cimento tuttora. Con questo primo articolo spero di poter inaugurare stabilmente questa buona abitudine per potervi dare alcune indicazioni su letture interessanti, ovviamente inerenti una serie di argomenti a me cari, quali la cucina, l’alimentazione, il veganismo, ecc. E poi vorrei sapere qual’è la vostra opinione, se qualcuno ha già letto un certo libro che cosa ne pensa, se avete qualche buon libro da consigliare; insomma uno spazio in cui può starci un sano dibattito!

 

Il primo libro che ho deciso di raccontarvi è “Ecocidio: ascesa e caduta della cultura della carne” di Jeremy Rifkin.

 

Alcune premesse importanti prima di prendere in esame il testo:

  1. Jeremy Rifkin è americano, anzi diciamolo meglio, statunitense, quindi la sua visione è certamente improntata verso gli USA e quella che è la loro cultura della carne, un sistema che sta influenzando quello europeo ma che per ragioni storiche, politiche e sociali ne risulta abbastanza diverso;
  2. “Ecocidio” è un saggio scritto nel 1992, ma pubblicato in Italia solo nel 2001… nel 2001??? Quando ho letto questo anno sono rimasta sconvolta, quasi ben 10 anni dopo la prima edizione negli USA;
  3. “Ecocidio” è diventato un libro culto per tutti coloro che si sono avvicinati o lo stanno facendo solo da poco (come la sottoscritta purtroppo!) a quelli che sono il movimento animalista e vegan.

 

Ho iniziato a leggere questo saggio durante l’estate, finché lavoravo in ristorante; è indubbiamente molto colto e ricco di riferimenti storici dal momento che Rifkin parte dai popoli del Nilo fino ad arrivare ad oggi per spiegare tutta l’evoluzione della cultura della carne. Uno scorcio molto bello per farci capire come siamo arrivati all’attuale concezione della carne, ma soprattutto dell’industria della carne.

 

Quindi nella parte prima troviamo una carrellata di riferimenti a civiltà e culti sparsi un pò in tutto il mondo e soprattutto, negli ultimi capitoli, un approfondimento su quella che è stata la bovinizzazione delle Americhe ad opera di inglesi e spagnoli, che in qualche modo ha portato alla situazione attuale. Un’analisi non solo storica, ma bensì politica e sociale che lega tra loro tutti quei fattori che hanno contribuito all’esportazione di una cultura della carne basata essenzialmente sui bovini.

 

Nella parte seconda Rifkin si sofferma e anzi si concentra interamente nel prendere in considerazione la conquista del West americano ed in particolar modo sui due fenomeni rilevanti e (io voglio definirli) inquietanti che hanno segnato e aperto la strada all’industria della carne, dalla sua fase embrionale di allevamento intensivo e conquista di territori, fino ai macelli e alla corruzione dei giorni nostri. Sto parlando di:

  • uccisione e confino degli indiani d’America nelle riserve con relativa sottrazione delle loro terre;
  • sterminio dei bisonti per fare posto alle sempre più enormi mandrie di bovini “europei”, che dovevano rifornire di carne la vecchia Europa.

 

La parte terza è particolarmente incentrata sul ruolo dei macelli e sulla loro organizzazione, sul loro stato igienico e quello che rappresentano: un inferno sulla terra. Rifkin ha qui modo di toccare una serie di problematiche di cui nessuno parla, per mettere tutti noi di fronte alla cruda realtà, da dove viene la carne che mangiamo? Dai macelli e perché si parla così poco dei macelli e di tutto quello che rappresentano? Nel libro vengono definiti “catena di smontaggio” o “giungla automatizzata”; voglio riportare questo passaggio tratto dal saggio:

 

Oggi, i tre grandi dell’industria della carne esercitano un significativo controllo su quasi tutte le fasi del processo produttivo della carne: posseggono le aziende che producono le sementi utilizzate per le colture di cereali destinati all’alimentazione bovina; producono i fertilizzanti e i prodotti chimici utilizzati sui terreni e sulle colture; sono proprietari di stalle intensive e di mandrie bovine sempre più numerose.”

 

E poi, quale sarà la mossa successiva di queste super-aziende?

 

Si finisce nelle parti quarta e quinta a parlare della cultura della carne relazionandola all’uomo, anzi siamo più precisi, alla salute dell’uomo e poi all’ambiente. Le ultime fasi del libro sono davvero drammatiche con l’analisi di tutte le problematiche legate al consumo di carne e alle malattie del benessere, patologie cardiache, tumori, obesità, diabete, ecc. Ma queste cose le sappiamo, ce le abbiamo sotto gli occhi ogni giorno, eppure non facciamo niente, rimaniamo immobili a subire la violenza incoraggiata e portata avanti dall’industria della carne.

Per non parlare dei danni che stiamo creando all’ambiente e alla biodiversità del pianeta Terra. Forse facendo alcuni esempi e citando estratti del saggio, riesco a rendere di più l’idea:

 

Bovini e altro bestiame d’allevamento consumano il 70% di tutti i cereali prodotti negli Stati Uniti. Oggi, circa un terzo della raccolta totale di cereali è impiegata come mangime per bovini e altro bestiame d’allevamento, mentre circa un miliardo di esseri umani soffrono per la fame e la denutrizione cronica.

 

Stiamo parlando di effetti ambientali catastrofici, tra cui: impatto sulle risorse idriche, deforestazione ed erosione del suolo, emissioni di gas serra, cancellazione della biodiversità e poi la più terribile, violazione dei diritti umani. Come abbiamo potuto “soppiantare” altri esseri umani con dei bovini?

 

Chiude il saggio di Rifkin la parte sesta, in cui si prendono in esame tutte quelle culture nate con la carne e che hanno contribuito alla sua diffusione e soprattutto alla diffusione di stereotipi di classe. Al giorno d’oggi “Bovini e altro bestiame sono tenuti separati, sottratti alla vista del pubblico, fino al momento in cui compaiono sotto forma di tagli e porzioni, al banco del supermercato. Gli allevamenti hanno rinchiuso il patrimonio zootecnico della nazione in aree rurali recintate ed escluse alla vista del pubblico, come i complessi industriali.”

 

Credo sia abbastanza significativo che si parli di complessi industriali, in questa espressione è incluso tutto che quello che c’è da sapere e tutto quello su cui ognuno di noi dovrebbe riflettere. Un animale non dovrebbe far parte di una catena di (s)montaggio. Dov’è andata a finire l’umanità? Da una società basata su un’alimentazione a base di carne ottenuta con metodi barbari e industriali, ci possiamo aspettare di meglio di quello che il genere umano sta dimostrando? Violenza, corruzione, indifferenza, crudeltà e ignoranza. Sono queste le parole che meglio descrivono una cultura basata sulla carne.

 

Ecocidio

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